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Un I CARE da destra


Problemi morali


27 aprile 2008

Laicità: perchè è giusto seguire l'esempio del centrodestra spagnolo


 
Che la Spagna fosse, e da molto tempo, un Paese più sanamente laico e con un minimo in più di spina dorsale dell'Italia, lo si sapeva. Che i loro politici siano meno contagiati dalle influenze dei cardinali e porporati, sì, ce lo aspettavamo e lo avevamo visto con le leggi sulla regolamentazione delle coppie omosessuali.
Ora siamo completamente surclassati, in quanto è arrivata a compimento pure il disegno di legge sul testamento biologico. In Italia si battaglia da anni per far riacquistare un pò di dignità al malato. Finora, inutilmente. In principio fu Luca Coscioni, poi arrivò Piergiorgio Welby, la sua straziante e bellissima lettera al Presidente della Repubblica, e infine, tutto a pochi mesi di distanza, arrivò anche la morte, per stenti, di Giovanni Nuvoli.
Il minimo comun denominatore era la richiesta di riavere la dignità perduta con la malattia almeno con una morte decorosa, conforme ai loro desideri. La risposta, agghiacciante e bestiale insieme, del Vaticano fu quella di dire che accettare una richiesta simile sarebbe stato l'equivalente dell'avallare un omicidio. E siccome la vita è un bene non nostro ( sic ! ) in quanto donatoci da Dio noi non abbiamo facoltà di usare il nostro corpo a piacimento, in quanto amministriamo un bene non di nostra proprietà.
La Spagna ha avuto un sussulto di orgoglio. Non solo perchè c'è Zapatero al governo, sia chiaro. Diverse e più laiche sono anche le fattezze del centro-destra di Mariano Rajoy. L'ex candidato premier del Paartito Popolare, sconfitto dal giovinastro, è cattolico ma favorevole all’aborto, promotore di una legge sulle coppie di fatto ma contrario alle nozze gay volute dal premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero (contro cui ha presentato ricorso al tribunale costituzionale, ma solo perché aveva usato il termine matrimonio). Dopo una nota della Conferenza episcopale spagnola in cui si invitava a difendere il diritto alla vita, Rajoy sentenziò: «Non siamo il partito dei vescovi. Se vinco non toccherò la legge sull’aborto». Poszioni molto poco ortodosse per un politico cattolico favorevole alla fecondazione assistita ( eterologa e per i single ), alla sperimentazione sugli embrioni e al divorzio lampo.
Il centrodestra italiano si troverà, dopo aver varato la squadra di governo, problemi economici e sociali enormi, che tutti conosciamo. L'ho letto sui giornali: Berlusconi vuole un cattolico al ministero della Salute per non inimicarsi le gerarchie d'Oltretevere. Inutile dire che la cosa non mi piace affatto. Ma faccio comunque un invito, pr chiunque lo voglia ascoltare e accettare, perchè la questione laica, con tutte le problematiche che sono ad essa connesse, non rimanga in secondo piano e, anzi, venga affrontata con responsabilità, proprio sull'esempio dell'opposizione iberica.
Un saluto e un abbraccio
Francesco




permalink | inviato da ilcielosoprakabul il 27/4/2008 alle 11:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


3 gennaio 2008

Una moratoria sull'oscurantismo



La proposta di moratoria degli aborti messa in campo dal sempre acutissimo Giuliano Ferrara, come provocazione culturale ed etica dopo quella sulla pena di morte approvata di recente dall'Onu, mi pare un invito un tantino troppo estremista, poco conciliante con i valori laici di una parte della politica di questo Paese. Questa proposta è stata abilmente cavalcata dal cardinal Ruini e da gran parte delle gerarchie ecclesiastiche. Una moratoria è troppo. Basta modificare, smussare gli angoli, alleggerire, tagliare o aggiungere alcune parti. Non ci vedo nulla di strano, anzi.
Una cosa su tutte però mi fa arrabbiare: mettere sullo stesso piano aborto ed esecuzioni capitali. Anche con tutta la buona volontà non riesco a vedere che nesso ci sia tra i due fenomeni. L'aborto non è una condanna a morte di un feto e sopprimere un bambino che sta per nascere su richiesta della madre per svariati motivi che conosciamo solo nel generico e non è tanto deplorevole quanto condannare a morte, quasi sempre su base di prove mai accertabili definitivamente e di confessioni estorte ai testimoni o presunti tali, un uomo che vuole, al contrario, vivere e che è capace di scegliere e decidere del suo destino. La chiave di volte del ragionamento è il libero arbitrio, così come noi lo intendiamo.
Mettiamo le cose in chiaro: abolire la legge sull'aborto non si può e non si deve. Sarebbe un inutile e affannoso ritorno al passato. E indietro non si torna, anche perchè non credo che nessuno abbia voglia di tornare a sentire notizie sulle morti di donne dovute ad aborti clandestini.
Questo in primo luogo. In secondo luogo, ampliando il discorso, non mi piace pensare che la legge 194 venga sacrificata sull'altare per una pacificazione tra Stato e Chiesa.
Non nascondiamoci dietro un dito, le sperimentazioni, le ricerche, le conoscenze in questo campo si sono allargate di pari passo col progresso scientifico. Se, arrivati a questro punto, i risultati che si presentano vanno in ttale direzione, è utile e necessario che si giunga a un compromesso proficuo per entrambe le parti e, soprattutto, nell'interesse delle donne.
Lo sapete, io sono un anticlericale convinto, oltre che un anti-dogmatico senza riserve. Però la legislazione entrata in vigore trent' anni fa va cambiata e modernizzata. Se possibile attraverso una trattativa con i cattolici aperti al dialogo. La presa di coscienza di ognuno va nella direzione secondo la quale a decidere del proprio corpo deve essere solo ed esclusivamente l'individuo e nessun'altro per lui. Parlare ora di questa proposta non è una bestemmia, nè tantomeno un insulto o un attacco allo Stato laico e al suo complesso legislativo. Dopo tre decenni le priorità cambiano.
Invece fa davvero pena vedere i campioni di laicità del Partito Democratico azzuffarsi, anche le correnti interne contano, su questo tema. In un post qualche mese fa lo avevamo previsto: la creatura di Prodi è terra di nessuno, e vige la legge del più forte, su certi argomenti, temi etici in primis. Il cattolicissimo Veltroni, che solo 48 ore prima era in prima fila a San Pietro per la messa di fine anno del Papa, detta la linea senza nemmeno rilasciare una dichiarazione. La Binetti esulta, Odifreddi sbuffa. Per ora. Ma dopo, quale compromesso ?
Un saluto e un abbraccio
Francesco




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8 settembre 2007

Chiesa a passo di granchio



Poniamoci una domanda, non tanto semplice, ma abbastranza prevedibile nella risposta. La Chiesa oggi ha argomentazioni credibili per opporsi a pratiche che ritiene profondamente sbagliate ? Le agenzie ci danno notizia di un Papa notevolmente battagliero, che difende la famiglia e la vita dal concepimento fino alla morte naturale. In Austria, dove si trova in visita ufficiale, Benedetto XVI ha rincarato la dose, attaccando a testa bassa aborto ed eutanasia, arrivando a dire che «Una grande preoccupazione costituisce per me il dibattito sul cosiddetto "attivo aiuto a morire"». Poi: «C'è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perchè chiedano la morte o se la diano da sè».
Ora, non basta dire che sono ovviamente parole dette in assoluta malafede. C'è un attacco quotidiano allo Stato laico e alla cosienza civile dei cittadini italiani. Occorre ribadire un concetto chiave, che può sembrare scontato ma, date le affermazioni di Sua Santità, che ha dimostrato in materia un ignoranza irriconoscibile, proprio lui che è un eccelso teologo, non lo è. Eutanasia vuol dire libera scelta di morire, quando e come si vuole, se le condizioni fisiche individuali non consentono uno svolgimento dignitoso e soddisfacente del proseguimento della vita. Non basta: il malato è l'unico, lo sottolineo, depositario della sua decisione di staccare la spina. Nessuno può scegliere per lui, nessuno può forzarne le decisoni, nessuno può obbligarlo. Se vengono violate queste disposizioni, l'eutanasia diventa più semplicemente omicidio. A questo invece ci opponiamo.
Non si riesce a capire, in verità, l'assurda posizione delle gerarchie ecclesiastiche in materia. Provino a porsi un domanda, le eminenze reverendissime: è giusto continuare a soffrire per una vita che non ha un proseguo se non in un letto d'ospedale, con tubi attaccati dappertutto, deputati a svolgere le funzioni vitali al posto degli organi ? E' giusto sprofondare nella depressione perchè le proprie direttive, concepite da uomini perfettamente in grado d'intendere e di volere, lucidi e dotati di menti non fiaccate da anni da permanenza su una branda, vengano ignorate da uno Stato succube delle scelte della Conferenza Episcopale ? Infine: vi sembra umano che un uomo si lasci morire di fame e di sete perchè non riceve risposte adeguate da chi di dovere avrebbe la facoltà e l'obbligo di prendere in seria considerazione le sue istanze legittime, la sua domanda di giustizia, una richiesta di riappropriarsi del proprio corpo tramite una morte decorosa ? Ecco, mi piacerebbe sentire un mea culpa un tantino meno timido da parte dei porporati. Le prime ammissioni, invece, sono solo di poco conto: pochissimi teologi, molti sacerdoti e vescovi, zero cardinali. Pochi insomma hanno capito che difendere lauotdeterminazione di una persona non è un peccato, ma un giusto riconoscimneto al libero arbitrio che, secondo la dottrina cristiana, ci è stato donato da Dio stesso.
Di mea culpa non vuole sentirne parlare nemmeno per scherzo Camillo Ruini. La prova: l'ex numero uno della Cei era presente alla Summer School dela Fondazione Magna Charta di Gaetano Quagliariello. Alla domanda di un giovane ( datemi il suo numero di telefono, devo assolutamente ringraziarlo ) che era rimasto sorpreso del rifiuto dei funerali religiosi a Piergiorgio Welby, Ruini ha così candidamente risposto: «Sono io personalmente che ho preso quella decisione per un motivo di ordine logico. Dispiaceva anche a me dire no. Sapevo quanti strali mi avrebbe attirato, quanto disagio potevo creare e, soprattutto, che avrei aggiunto sofferenza alle persone a lui legate: questo soprattutto mi ha addolorato, però ho pensato che non c'erano scelte».
Bravo, ha fatto la sua vergognosa parte. Come al solito. Dice che non poteva fare altrimenti, che non c'erano altre scelte. Sbagliato. Un altra scelta c'era eccome: avere un pò di umana pietà nei confronti di un uomo che ha sofferto tanto, troppo, e decidere di non aggravare ulteriromente la situazione già critica, concedendo i funerali religiosi. Una scelta che sarebbe stata saggia, perchè tesa a non far riaffiorare gli antichi dissapori tra laici e cattolici, tra Stato e Santa Romana Ecclesia. Io capisco che la Storia non si costruisce col senno di poi, ma mi pare futile tentare di lavarsi via un brutta macchia su una coscinza molto sporca, per giunta tramite uno scriteriato tentativo di giustifica del proprio operato. Si vergogni chi dovrebbe, chi sa di doverlo fare.
Giunge ogni giorno ai nostri occhi di cittadini nonchè telespettatori, l'immagine di una Chiesa sempre più aggressiva e antimodernista nei confronti di un Mondo che si evolve e ci mette davanti a scelte cruciali, spesso critiche. Credo che queste immagini siano quanto di più umiliante possa esserci per una Chiesa che per secoli, per mezzo dell'insegnamento di Gesù Cristo, ha predicato l'amore, l'uguaglianza e la solidarietà verso gli ultimi, gli umili, i dimenticati. Una Chiesa che non ha motivazioni, che difende l'ingiustizia per i propri fini dottrianri, che sceglie la via più comoda per risolvere i problemi, l'ignorarli, che è diventata una lobby più o meno occulta di potere, che gestisce affari immobiliari miliardari, non è che una macchietta deprimente in balia delle proprie insicurezze e delle proprie paure. Una Chiesa che non difende le libertà dell'individuo, che non tutela la coscienza e la conoscenza, delega formalmente noi laici a impegnarci per rigettare con forza un futuro oscurantista, illiberale, retrogrado.
Un saluto e un abbraccio a tutti
Francesco




permalink | inviato da Francesco Corbisiero il 8/9/2007 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


31 agosto 2007

Gli amici italiani dei boia rossi



Negli Stati Uniti Kenneth Foster, condannato a morte per aver partecipato a un omicidio avvenuto quasi 12 anni fa, è stato graziato dal Governatore del Texas Rick Perry. La commissione per la grazia aveva votato a favore della commutazione in ergastolo della pena.
Giungono belle notizie dall'America. Non è morto un uomo e, mi pare inutile ripeterlo, non possiamo che essere soddisfatti della clemenza avuta da queste persone di buonsenso. La morte di un uomo è prima di tutto il fallimento morale di una società, specie se è lo Stato stesso a eseguire la condanna. Uno Stato deve tutelare e proteggere i propri cittadini, evitare i crimini, le ingiustizie e i soprusi tra gli uomini. Se poi è lo Stato stesso a commettere una qualsiasi angheria su un condannato, la ragione di indignarsi c'è tutta, senza se e senza ma. Chi si batte costantemente contro le esecuzioni capitali nel Mondo è certamente un modello di libertà e democrazia autentico, qui in Italia però gli smemorati sembrano essere la maggioranza.Questo ci preoccupa perchè in un argomento così delicato e spinoso non c'è logica partitica che tenga.
Si fa disinformazione contribuendo a far credere che la patria della pena di morte sia l'America, l'odiata, democratica, liberale America, culla dell'Occidente e non si guarda più a Est, in Cina e Vietnam, dove ogni diritto civile e umano è calpestato da dittature odiose che rappresentano quella ideologia che la Storia ha dichiarato economicamente e moralmente fallimentare: il comunismo.
Si chiudono gli occhi come per incanto, si fa finta di non vedere le porcherie di cui sia il Partito operaio cinese sia la polizia segreta si fanno protagonisti,rendendosi carnefici di delitti che gridano vendetta a Dio e all'umanità. Se la sedia elettrica in Illinois ci indigna e colpisce le nostre coscienze, è tanto vero che un impiccagione o una fucilazione in Estremo Oriente è tanto irrilevante quanto oscurata da tv e mass media anche italiani. La voce dei dissidenti schernita, le testimonianeze dai campi di concentramento e di lavoro, dove vengono fabbricate molte merci che nel nostro Paese possiamo acquistare a basso prezzo, giudicate inattendibili. Questo è l'inferno di faziosità e partigianeria massimo raggiunto dai mezzi di comunicazione. Le tragedie, recenti o meno, nelle miniere e l'assenza totale di tutele sul lavoro e di copertura sindacale, ci fanno riflettere ancora di più e ancora meglio quando si fanno tiepide quanto affrettate ammissioni sulla democratizzazione del sistema istituzionale nel Sol Levante. Non c'è da sperare, credetemi.
Che dire poi della patria del socialismo reale nel bel mezzo del cortile di casa degli Stati Uniti, Cuba. Paradiso sessuale per migliaia di pedofili intenti a sfogare i loro peggiori istinti con le autorità competenti assolutamente al corrente della situazione, decisi ora più che mai a lasciar perdere e stendere un velo pietoso e colpevole sulle vicende. Anche qui la pena di morte è in vigore, anche se in casi di eccezionale gravità, per esempio quando un cittadino cubano cerca di scappare con qualche carretta del mare dalla prgione di Fidel Castro, presidente prodigo di morte.
Ritornando ad Est troviamo la Corea del Nord, in Europa la Bielorussia, per non parlare degli stati arabi, l'Iran teocratico in primis, che hanno fatto della morte un sistema di pena abitudinario, quasi burocratico.
L'America non è cetamente un paradiso, un giardino dell'Eden trasposto sulla terra. E' certamente una grande guida, un grande e forte alleato, uno Stato liberale. E' un grande Paese con i suoi problemi, più o meno importanti. E come tale va trattato. Se chiudiamo gli occhi quando vediamo le fucilazioni in una di queste nazioni che ho elencato prima faciamo il gioco del boia. Se ci turiamo le orecchie quando sentiamo al telegiornale del numero esorbitante delle escuzioni nelle tirannie di tutto il mondo, come possiamo pretendere di ottenere giusitzia e verità ?
Siamo idealisti senza illusioni: lottare contro i dispotismi è l'unico vero modo di fermare la macabra contabilità dei morti. Questo ci serve, capire il problema in tutte le sue forme e dimensioni per estirparlo come si fa per una pianta secca. Non abbiamo altro modo. I benpensanti di casa nostra credono che ignorare tutto ciò possa salvarci di conti che dovremo fare. Nessuno può fermare la libertà e la giustizia, nemmeno uno Stato oppressivo e assassino. Liberiamo la verità, oscuriamo le menzogne. Facciamolo presto.
Un saluto e un abbraccio
Francesco




permalink | inviato da Francesco Corbisiero il 31/8/2007 alle 1:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


11 agosto 2007

Ancora sangue, ancora ipocrisia



Questo blog non va in ferie. E' questa la notizia ? No, non scherziamo, la notizia vera e propria è che il rompiscatole che è l'autore e animatore di questo diario on-line continuerà a fare la zanzara, a punzecchiare il potere e il pensiero a senso unico in tutte le sue forme e dimensioni, a trattare ancora temi scottanti mentre mezza penisola rincoglionisce sotto il sole di Ferragosto, mentre i telegiornali parlano del caldo terribile che fa ( sai che bella scoperta, io li assegnerei il Pulitzer ! ) mostrando la tipica fettina di carne messa a cuocere sul tettuccio di una Renault Clio esposta ai raggi solari. Io l'Italia qualunquista e godereccia che ogni anno in questo periodo riemerge dalla normalità in cui era sepolta non la sopporto proprio. Quindi vi dovrete sorbire una bella dose de ilcielosopraKabul anche se in fondo vorreste scappare dalle città, già deserte pergiunta. Non so voi, ma quando sento in tv certe cose mi corre un brivido lungo la schiena, rabbrivisdisco. Eppi per me il blog non è un mestiere, è un passione, una vocazione. E scrivere non mi procura stanchezza, anzi. Però ho bisogno dei vostri commenti. Non fatemeli mai mancare.
Oggi il tema da trattare non è uno di quelli che fa tanto comodo a Studio Aperto. Oggi si parla di morti bianche, che erano anche il fulcro della sfortunata quanto infelice dichiarazione di Francesco Caruso che accusava il professor Marco Biagi e l'ex ministro del lavoro Tiziano Treu di essere assassini di tutti quei giovani che muoiono ogni santo giorno cadendo da impalacature e ponteggi. Ricordiamolo: di lavoratori sfruttati ne muoiono migliaia durante l'anno. Oltretutto vengono abbandonati come se fossero sacchi di spazzatura da chi è incaricato della manutenzione dei cantieri. Ma dietro quel corpo laciato a marcire in un angolo di strada c'è un uomo, un vita spezzata insieme a tante altre.
Alla demagogia subdola del parlamentare no-global, che, come tutti i rifondaroli convinti e incalliti, spara ingiustamente contro la legge che porta il nome del giurista bolognese, però, bisogna rispondere con il buonsenso. La discussione su queste tragedie orribili era stata accesa qualche mese fa, in occasione del 1° Maggio. Dopo più niente, stop, si cala il sipario e chi s'è visto s'è visto. Ma la democrazia non va avanti così, e questo concetto è necessario capirlo. Riflettere è il primo passo, uno tra i tanti. Ma si converrà tutti sul fatto che la prevenzione di questa vera e propria piaga a livello nazionale è la via maestra. Seguiamola, non credo che ci si possa pentire. Segnaliamo anche una disfunzuione piuttosto grossolana: il decreto per la sicurezza sul lavoro è stato approvato dal Parlamento solo lo scorso 2 agosto. Fate voi il conto: sono passati ben tre mesi dallo scoppio dello scandalo, che ha colpito tutta l'Italia e ne ha sensibbilizzato i cittadini. Tre mesi per risolvere un'emergenza che dura da anni mi sembrano un pò troppi, anche se il pò lo toglierei. Il vero sconcio è rappresentato in primo luogo dalla burocrazia parlamentare e dai tempi faraonici nell'approvare decreti della massima utilità e urgneza. In secondo luogo dovrebbero vergognarsi i politici: sul tesoretto, sulla Finanziaria, sulle liberalizzazioni e cazzate varie, provvedimenti senz'altro importanti, ma non così coinvolgenti, i tempi si sono drasticamente ridotti. Per terza ma non ultima prendiamo di mira la stampa: irregimentata, tronfia come sempre nella sua austerità in doppiopetto e nella sua presunzione, eppure puttana e amante dei politici quando questi chiedono e vogliono che vengano condotte campagne contro l'avversario o contro un nemico tanto odiato e terribile quanto invisibile nei problemi veri della gente. Questa non è politica, questa non è Italia.
Eppure dobbiamo nutrire la speranza, perchè qualcosa può cambiare, tutto deve cambiare. Mobilitiamoci in massa, facciamoci sentire, non inquadriamoci in un silenzio che di imbarazzante avrebbe tutto, nulla escluso. La nostra voce può essere ascoltata, non accontentiamoci di poco. Chiediamo l'impossibile. Perchè l'imprevedibile può accadere.
Un saluto a tutti i blogger e in particolar modo a coloro che continuano a scrivere i loro post nonostante il caldo, nonostante non vogliano, nonostante tutto.
Francesco Corbisiero




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