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Libri


19 settembre 2007

Un anno triste


 
Mi ero promesso di non scrivere più di Oriana Fallaci. Non per avversità personale nei suoi confronti, che non ho mai nutrito, ma perchè fa troppo, troppo male sapere che quella che io considero la più grande giornalista e scrittrice che l'Italia abbia avuto la fortuna di avere oggi non è più tra noi. Ed è passato un anno. Un anno triste, spento, opaco. Perchè prima che una grande donna di cultura è morta una guerriera infaticabile che credeva con fede in quello che diceva, senza mai sconfinare nella presunzione, nell'ipocrisia, in tutti quei difetti che rimproverava con severità ai nostri ed altrui politici-politicanti.
Non intendo fare uno sperticato elogio di Oriana. Sono certo che i fatti le daranno ragione, come è già successo in passato, non ne dubito. Dopo un anno si riflette con più calma, senza sbraitare. In definitiva, il tempo aiuta.
Lo dico con sincerità, non ho letto moltissimo di questa magnifica toscanaccia dalla lingua infuocata. A differenza dei maestri del leccaculismo di sinistra, che dichiarano di averla stimata soprattutto per le sue opere iniziali come "Lettera ad un bambino mai nato", "Un uomo" e "Inshallah" piuttosto che per i suoi ultimi figli, come lei stessa amava molto definire le sue opere, ho letto solo i suoi ferocissimi pamplet contro il terrorismo islamico e la rassegnazione di quella parte d'Europa che si inchina gaudente e senza colpo ferire ai piedi dei tagliagole fedeli di Allah. Beh, signori, quell'ultima progenie che la Fallaci ha dato alla luce poco prima di morire, sulla quale voi avete sputato sin dalle prime pubblicazioni fino ai grandi successi, vale un vita, rassegnatevi. Perchè se un libro rispecchiasse l'immagine di chi lo ha scritto, sono convinto del fatto che "La Rabbia e l'Orgoglio", "La forza della ragione" e "Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci", riuscirebbero a dipingere il miglior ritratto possibile della loro mamma.
La prima, meravigliosa scheggia di letteratura che aveva composto subito dopo l'attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono, ovvero "La Rabbia e l'Orgoglio", è probabilmente il libro della mia vita, sicuramente quello che fino ad ora mi ha indignato e scosso più di qualunque altro. Uno di quelli che non si scordano facilmente. E' difficile non farsi prendere dai brividi lungo la schiena leggendolo, perchè fa aprire gli occhi. Ma soprattutto perchè lascia trasparire quella determinazione immensa a non farsi dominare, quell'ordine morale, l'ammonimento ripetuto fino allo spasimo a godere della libertà come si fa per una boccata di aria fresca. Quelle pagine, come una scheggia, hanno cambiato anche me. Insieme a tanti piccoli eventi sono entrate nella memoria, nel modo di essere, nella schiettezza intellettuale che ho imparato a fare anche mia, senza remore.
So di dire una cosa che dispiacerà a molti, ma se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità. L'Italia non si meritava Oriana Fallaci. Perchè era troppo brava, troppo preparata, troppo tutto. Perchè in un altro Paese nessuno si sarebbe permesso di rivolgerle insulti e le contumelie che invece hanno avuto l'ardire di pronunciare i girotondini, no-global e pacifisti nostrani. Perchè molti l'hanno additata come una matta isterica in preda alle sue manie di grandezza. Perchè qualche povero mentecatto, diversamente non è possibile chiamarlo, ha scherzato persino sulla sua malattia. Perchè purtroppo Oriana era e rimane una Cassandra, una lucida, coraggiosa, nobile giornalista che non ha mai fatto comodo a chi del parlare bene e razzolare male fa il proprio strumento quotidiano.
La ricordiamo con dignità, quella che lei ha saputo esibire nei momenti in cui l'Alieno se la portava via. Ci basta questo, ci piace così. 
Un saluto e un abbraccio a tutti
Francesco




permalink | inviato da Francesco Corbisiero il 19/9/2007 alle 17:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


22 luglio 2007

Bonjour la France !



Tornando dal mio breve soggiorno vacanziero sulle montagne Silane, ( ringrazio tutti coloro che mi hanno rivolto un loro anche piccolo pensiero e che hanno lasciato un commento in questa ultima settimana ) mi sono reso conto del fatto di non aver aggiornato per molto tempo la rubrica sui miei consigli letterari. Ora ho un buon motivo, anzi ottimo, per farvi acquistare un opera tanto rara quanto completa ed esauriente su quello che io considero uno tra i più grandi statisti europei contemporanei, presidente della Repubblica Francese eletto il 6 maggio scorso. Durante questo periodo di riposo ho avuto modo di leggere l'ultima fatica dell'inviata a Parigi del Foglio, Marina Valensise: "Nicolas Sarkozy. La lezione francese". E' un bel volume do circa 230 pagine sull'uomo poltico che ha rivoluzionato sia la destra che la sinistra europee. Racconta le idee di Nicolas Sarkozy attraverso la storia della sua vita, ma soprattutto, racconta l'effetto che tali idee potrebbero avere sul resto dell'Europa e sull'Italia in particolare. In una decina di capitoli ordinati per tema, l'autrice descrive la politica di rottura di Sarkozy, che affonda le radici nella sua infanzia di figlio di una donna divorziata, tornata a vivere coi tre figli in casa del vecchio padre, dal quale l'adolescente ribelle erediterà la vicinanza al gollismo e la fede nella "France éternelle". Vengono poi analizzate con cura le convinzioni di Sarkozy sul ruolo della religione nella vita politica di un paese, su una possibile riforma della laicità e sui rapporti con l'Islam, in relazione alla sua particolare identità, francese di sangue misto e di prima generazione, figlio di un aristocratico ungherese e nipote di un ebreo di Salonicco, emigrato in Francia ai primi del Novecento.
Un saggio davvero molto interessante, scritto come meglio non si poteva, puntuale, preciso. Vi consiglio di comprarlo e di leggerlo, anche solo per farsi un'idea di unanazione cambiata che ha cambiato l'Europa e infranto ogni vecchio tabù. Si astengano dal volume, per carità, i pessimisti e coloro che autocommiserano la politica nostrana. Capita spesso di chiedersi infatti, durnate la lettura, perchè i cugini d'Oltralpe si meritino tanto e noi italiani spaghettari così poco. C'è da riflettere anche su questo.
Un saluto
Francesco




permalink | inviato da Francesco Corbisiero il 22/7/2007 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 gennaio 2007

Finalmente buone, anzi ottime, notizie.



FIRENZE - Il libro di Oriana Fallaci su origini e storia dei suoi avi, che la scrittrice non riuscì a pubblicare quando era in vita, andrà in stampa per precise disposizioni impartite al nipote Edoardo Perazzi il quale ha affermato di essere in possesso della versione compiuta e definitiva del testo. E' lo stesso erede a precisare la questione su cui si sono accampati dubbi dopo la morte di Oriana Fallaci avvenuta a Firenze il 15 settembre 2006.

"Il libro c' è, è compiuto e sarà pubblicato - ha spiegato Edoardo Perazzi -. Consta di circa 300 pagine che narrano degli avi della nostra famiglia da metà Settecento a fine '800''. "Mia zia - ha continuato l' erede - ci teneva al fatto che venisse pubblicato, e questa intenzione rientra fra le disposizioni che lei stessa mi ha dato, fra le altre, negli ultimi mesi della malattia, periodo nel quale scelse il titolo, che per ora mantengo segreto, la copertina e i caratteri tipografici da usare. Il genere è quasi vicino a quello del romanzo storico".

Edoardo Perazzi, inoltre, ha voluto precisare che "il libro era già compiuto l' 11 settembre 2001, data alla quale si fa riferire una presunta interruzione di questo lavoro". "In realtà - ha aggiunto - era già terminato. Il fatto è che Oriana Fallaci era uno scrittore lento, pignolo, esigente e l' avrebbe modificato ancora più volte, così come ha fatto con tutti gli altri suoi testi, rimandandone la pubblicazione per lungo tempo". Perazzi ha affermato di aver letto il libro già anni fa e che "altre persone di fiducia di Oriana avevano potuto leggere ampi stralci".

Tra i familiari della scrittrice non è però convinta della pubblicazione Paola Fallaci, sorella di Oriana, la quale, tra l' altro, ritiene che manchi la parte dedicata al primo '900. ''Non credo che mia madre abbia una copia completa e definitiva, so che ha vecchie fotocopie - ha detto Perazzi - Tuttavia il libro, eventualmente, sarebbe dovuto arrivare al massimo ad Oriana bambina e comunque ribadisco che il testo ora a disposizione si presenta come un' opera finita che sarà pubblicata, quando sarà possibile, secondo la volontà espressa a me da mia zia prima di morire". Nel testo la narrazione delle vicende degli avi di Oriana Fallaci, a Firenze e in Toscana, si intreccia con la storia d' Italia dal secolo dei Lumi fino al Risorgimento ed oltre. Il libro sarà, con tutta probabilità, edito da Rizzoli. L' originale in possesso di Edoardo Perazzi è scritto a macchina e riporta le correzioni a penna sui fogli fatte dalla scrittrice.

Da www.ansa.it

Avete sentito, cari lettori, la notizia ? L'avete letta ? Non so voi, ma io sono pazzo di gioia di poter leggere l'ultima grande opera di Oriana, la scrittrice che più di tutte h influenzato il mio modo di pensare e di agire e di guardare il mondo. Non sto più nella pelle ! Sono sicuro che sarà un romanzo bellissimo e avvincente. Scrivetemi un pò come la pensate in riguardo, magari in molti, anchè perchè mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni. Comprerete il libro, lo leggerete ? E se sì, perchè ? Fatemi sapere. Io sono felicissimo, al settimo cielo. Un saluto da parte di una persona piena di emozione.
Francesco Corbisiero




permalink | inviato da il 13/1/2007 alle 22:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


5 gennaio 2007

Nuovi svaghi letterari

 

Ho già deciso. Sfogliando il Venerdì di Repubblica, casualmente acquistato da mio padre questa mattina, ho letto un'articolo interessante che mi ha spinto a comprare e a leggere un nuovo libro. Il redattore dell'articolo, il giornalista Marco Cicala, aveva intervistato Georges Malbrunot, giornalista del quotidiano francese Le Figaro e corrispondente del giornale parigino dal Medio Oriente, rapito dai terroristi dell'Esercito Islamico in Iraq nell'agosto del 2004 insieme Christian Chesnot, suo collaboratore, e con Enzo Baldoni, coraggioso blogger e free lance italiano per il settimanale Diario. La storia è davvero triste: Enzo venne ucciso pochi giorni dopo il sequestro e la foto del suo omicidio barbaro inviata ad Al Jazeera e messa in mostra all' interno di un sito islamico fondamentalista molto vicino ai terrorisi iracheni. Chesnot e Malbrunot vennero liberati dopo 120 giorni, il 22 dicembre, di prigionia sotto il pagamento di un lauto riscatto da parte delle autorità francesi. I due scrissero un libro, messo in vendita quest'estate da Diario, in cui raccontavano la loro traumatica esperienza e le indagini che avevano svolto riguardo la guerriglia sunnita e sciita nella terra dei due fiumi. Il risultato è un manoscritto interessante, un'analisi approfondita della situazione politica e militare nel paese mediorientale. Dando un'occhiata all'intervista ho capito sùbito l'esperienza dell'inviato e ho deciso che, dopo aver finito di leggere "1956" di Enzo Bettiza, libro che racconta la rivolta ungherese contro i carri armati sovietici, leggerò il libro di Chesnot e Malbrunot, giusto per avere un panorama più nitido del conflitto in corso. Nuovi svaghi letterari in arrivo ! Eppoi dicono che i settimanali di sinistra non servono a niente...
Un saluto caloroso a tutti.

                                                            Francesco Corbisiero




permalink | inviato da il 5/1/2007 alle 11:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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